Il Roseto della Musica 2019 – Omaggio a Chick Corea e Carmina Burana

V° Festival Internazionale IL ROSETO DELLA MUSICA. Masterclass e Concerti nella Val d’Ambra aretina dal 13 al 20 luglio 2019.

I CONCERTI DELLA MEMORIA

Anche quest’anno Il Roseto della Musica ospiterà all’interno del Festival una rassegna di concerti con artisti provenienti da tutta Europa e dal Sudamerica. Si svolgeranno in alcuni dei borghi più suggestivi del Comune di Bucine, luoghi suggestivi non soltanto per il tipico paesaggio toscano immerso nelle vallate tra l’aretino, il senese e il Valdarno ma anche per il loro valore storico e legato alla memoria.

Penultimo appuntamento de Il Roseto della Musica 2019 dedicato alla chitarra e all’opera di Carl Orff. Mercoledì 17 luglio ore 21.15, Piazza Ubertini di Badia Agnano: Flavio Cucchi plays Chick Corea con Flavio Cucchi alla chitarra e Carmina Burana selezione dall’opera di Carl Orff eseguiti da tre realtà corali riunite: il Gruppo Polifonico “Francesco Coradini” di Arezzo, la Corale Polifonica di Ponte Valleceppi, il Coro Cantori di Perugia sotto la direzione di Vladimiro Vagnetti, Oreste Calabria al pianoforte e la partecipazione straordinaria di Marta Blanco, mezzosoprano.

Flavio Cucchi plays Chick Corea
Definito dalla critica come uno dei più noti e ammirati chitarristi italiani (CD Classica), Flavio Cucchi ha tenuto centinaia di recital in America, Europa, Asia e Australia partecipando a trasmissioni radiotelevisive delle più importanti emittenti del mondo (BBC, RAI, ZDF, Bayerischer Rundfunk, Televisa Mexico, Television Corporation of Singapore, Radio Praga e altre).
Nato a Revere (Mantova) il 24 ottobre 1949, ha iniziato lo studio della chitarra classica giovanissimo, tenendo il suo primo concerto a Verona all’età di 8 anni.
Negli anni del liceo ha sperimentato diversi generi musicali, vivendo la stagione musicale tra gli anni 60 e 70 impegnato con vari gruppi di avanguardia e con artisti di musica folk e incidendo per RCA e Fonit Cetra. (vedi il volume “I giorni della musica” di B. Casini Ed. Sonora)
Tornato alla musica classica si è diplomato col massimo dei voti e la lode al Conservatorio Cherubini di Firenze, sotto la guida di Alvaro Company e si è perfezionato con Oscar Ghiglia all’Accademia Chigiana di Siena (Borsa di studio e Diploma di Merito).
Vincitore del concorso nazionale di musica contemporanea “Città di Lecce” e secondo premio ai concorsi internazionali di Gargnano e Alessandria, fin dai tempi del Conservatorio ha avviato una intensa attività concertistica rivolta alla musica contemporanea.
E’ stato uno dei primi chitarristi italiani a diffondere la musica di Leo Brouwer, che ha scritto: “il suono perfetto e l’approccio virtuosistico di F.C. rendono un ottimo servizio alla mia musica”.
Flavio Cucchi è stato anche uno dei più attivi chitarristi impegnati nella musica da camera contemporanea (ha tenuto la prima esecuzione mondiale di “Sestina d’autunno” di Petrassi, ha eseguito il “Marteau sans Maître” di Boulez alla Scala di Milano, ha eseguito numerose recite di “El Cimarron” di Henze, ha partecipato all’esecuzione di opere di Bussotti, ha collaborato con Luciano Berio per la stesura della Sequenza XI ecc.).
Come solista ha suonato in più di trenta città europee con orchestre quali: Orchestra della Toscana, English Chamber Orchestra, Radio Brno Chamber Orchestra, Guitar Symphonietta, Pomeriggi Musicali di Milano, Orchestra Toscanini, Orchestra dell’ ATER, Orchestra nazionale dei Paesi Baschi ecc.
E’ stato ospite di festival internazionali in tutto il mondo: il Festival Estival-Parigi, Festival de la Habana-Cuba, Festival M.Ponce-Messico, Wexford opera festival, Irlanda, Bath guitar festival-Inghilterra, Cantiere internazionale d’arte di Montepulciano, Omaggio a Segovia-Firenze, Guitar Virtuosos San Pietroburgo (Russia), Singapore guitar festival, Gendai Guitar (Tokyo), Asia International festival (Bangkok), Uppsala International festival (Svezia) ecc. Sempre aperto a nuove esperienze artistiche, ha collaborato con artisti di aree diverse (teatro, letteratura,) come l’ attore Carmelo Bene, con cui ha tenuto un recital al Palazzetto dello Sport a Milano davanti a 4000 persone, che lo ha definito nella sua autobiografia “la piu’ grande chitarra classica vivente” e il poeta americano premio Pulitzer per la poesia Yusef Komuniakaa che gli ha dedicato “Ode alla chitarra”.
Dal 1986 è titolare della cattedra di chitarra presso L’Istituto Superiore di Studi Musicali “P. Mascagni” di Livorno, tiene inoltre Masterclass in USA, Giappone, Russia, Messico, Svezia, Singapore ecc.
Molti compositori gli hanno dedicato le loro musiche. Il grande pianista Chick Corea dedicandogli una sua composizione ha scritto in una rivista americana: “Ascoltando un musicista abile e creativo come Flavio, sono stato ispirato a scrivere per lui e la sua chitarra… E’ molto eccitante per me ascoltare il risultato, vedere la mia idea realizzata con un’arte di cosi’ alto livello”.
Ha pubblicato 15 CD e un DVD.

Carmina Burana – selezione dall’opera di Carl Orff
I Carmina Burana sono la raccolta di 228 componimenti poetici in latino e alto tedesco conservati nel “Codex Latinos 4660” della Biblioteca Nazionale di Monaco di Baviera. L’aggettivo “burano” deriva dal monastero di Benedict-Beuren che ha segretamente custodito il codice per oltre 600 anni. La composizione dei canti risale al XII secolo. I testi hanno argomenti molto diversi tra loro: la prima sezione dell’opera contiene i Carmina moralia, di argomento satirico e morale, seguono poi i Carmina veris et amoris che esaltano l’amore e il primaverile risveglio dei sensi, i Carmina lusorum et potatorum costituiti dai canti bacchici e conviviali, e infine i Carmina divina, di argomento moralistico sacrale e che sono stati redatti successivamente rispetto al corpus principale del codice. La varietà delle tematiche dimostra la poliedricità della produzione goliardica: da un lato ci sono i celebri inni bacchici, le canzoni d’amore dal contenuto erotico e le parodie blasfeme della liturgia, dall’altro i canti moralistici che esprimono una forte critica ai poteri delle gerarchie civili ed ecclesiastiche, l’esigenza di onestà, giustizia e osservanza della morale evangelica che è propria in quei tempi anche di molti ordini religiosi.
La scoperta del codice, nel 1803, ha fortemente influenzato gli artisti romantici ed ha contribuito a sviluppare nell’immaginario collettivo l’idea neo-gotica dei goliardi, visti come giovani spensierati che si ribellavano alle convenzioni del tempo e si spostavano da una sede universitaria all’altra trascorrendo gran parte della loro giornata a corteggiare giovani donzelle e a giocare e bere in taverna. I clerices vagantes sono così divenuti i precursori degli intellettuali bohémiens dei secoli XIX e XX, geniali e sregolati, appassionati e sensibili, ma insofferenti di ogni disciplina.
Carl Orff lesse l’edizione a stampa dei Carmina Burana nel 1934 e sicuramente rimase folgorato dal ritmo e dalla potenza evocativa di queste poetiche, poiché in poche settimane realizzò l’opera che tutti conosciamo (è importante sottolineare che quando Orff ha musicato i carmina non erano ancora state scoperte le melodie originali). L’organico scelto è costituito da tre voci solistiche, soprano, tenore e baritono, coro e dall’orchestra tardo-romantica alla quale si aggiungono due pianoforti ed un ricco set di percussioni. A partire dalla prima esecuzione, l’8 giugno 1937 all’Opera di Francoforte, i Carmina Burana di Orff hanno avuto rapida e ampia diffusione. Possiamo tranquillamente affermare che poche altre opere musicali del Novecento hanno goduto di così tanto favore popolare. I ritmi scanditi ed insistenti, l’ampio ricorso alle percussioni, le armonie semplici dal sapore arcaico, l’abbandono del contrappunto in favore dell’omoritmia, le melodie orecchiabili conquistarono il pubblico e la critica del tempo, sempre pronta a lodare il barbarico e l’antiromantico. Orff ha operato una selezione dei testi, riducendoli e in alcuni casi ristrutturandoli in maniera funzionale alla sua ideazione scenica, e ha mantenuto la lingua originale dei canti. L’opera è strutturata in tre sezioni ispirate alla Primavera, alla Teverna e alla Corte d’Amore, l’inno O Fortuna, che apre e chiude l’esecuzione è certamente il brano più rappresentativo e quello dal più intenso potere evocativo dell’intera composizione. Nel 1956 è lo stesso compositore, spinto dalle numerose richieste delle società corali amatoriali che desideravano poter eseguire i Carmina Burana in forma di concerto, a realizzare il presente adattamento della partitura orchestrale per due pianoforti e percussioni, lasciando invariate le parti vocali.

INTRODUZIONE STORICO – ARTISTICA A CURA DI ELIA BRUTTINI, ASSOCIAZIONE “NICOLO’ ANGELI”. INGRESSO GRATUITO